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	<title>PresenteFuturo.org &#187; Fabio Potenza</title>
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	<description>Associazione culturale per la valorizzazione del territorio</description>
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		<title>AMIANTO CLASSE &#8217;92. L&#8217;ULTIMO CENSIMENTO DEL MINISTERO DELL&#8217;AMBIENTE</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Jan 2015 09:06:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Potenza]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[Salute]]></category>
		<category><![CDATA[Territorio]]></category>

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		<description><![CDATA[                                            L&#8217;ultimo censimento dei siti con presenza di amianto è stato reso pubblico dal Ministero dell&#8217;Ambiente in data 17 giugno 2014. Il censimento evidenzia attraverso la mappa riportata, il numero totale dei siti &#8220;contaminati&#8221; presenti in Italia. Dal censimento si evince che il numero dei siti da bonificare si attesta a 30.309, mentre i siti parzialmente bonificati sono 339 ed i siti bonificati 832. Il totale dei siti censiti corrisponde al solo numero dei luoghi censiti e quindi denunciati alla regione (non sono presenti informazioni riguardanti la Calabria, la Sicilia e la Campania). La regione che smaltisce la quantità maggiore di Eternit è il Piemonte, con oltre 39mila tonnellate (39,3 per cento). Per i siti d’interesse nazionale da bonificare dall’amianto il Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti ha presentato una richiesta di finanziamento di circa 360 milioni di euro per il Fondo sviluppo e coesione 2014/2020. La presenza di amianto in Italia rappresenta una delle priorità per il rischio sanitario-ambientale, basti pensare agli esiti per la salute (mesotelioma) che possono riscontrarsi a più di quarant’anni dall&#8217;esposizione a fibre di amianto. Dati i bassi costi di produzione e l&#8217;ampia disponibilità di questa materia prima, l&#8217;amianto è stato impiegato in innumerevoli applicazioni industriali e [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">                          <a href="http://www.presentefuturo.org/wp-content/uploads/2015/01/Fabio-Potenza.jpg" rel="prettyPhoto"><img class="alignleft size-full wp-image-343" src="http://www.presentefuturo.org/wp-content/uploads/2015/01/Fabio-Potenza.jpg" alt="Fabio Potenza" width="130" height="130" /></a>                  L&#8217;ultim<a href="http://www.presentefuturo.org/wp-content/uploads/2015/01/AMIANTO.jpg" rel="prettyPhoto"><img class="alignright  wp-image-344" src="http://www.presentefuturo.org/wp-content/uploads/2015/01/AMIANTO-222x300.jpg" alt="AMIANTO" width="321" height="433" /></a>o censimento dei siti con presenza di amianto è stato reso pubblico dal Ministero dell&#8217;Ambiente in data 17 giugno 2014. Il censimento evidenzia attraverso la mappa riportata, il numero totale dei siti &#8220;contaminati&#8221; presenti in Italia. Dal censimento si evince che il numero dei <strong>siti da bonificare</strong> si attesta a <strong>30.309</strong>, mentre i <strong>siti parzialmente bonificati </strong>sono <strong>339 </strong>ed i <strong>siti bonificati</strong> <strong>832</strong>. Il totale dei siti censiti corrisponde al solo numero dei luoghi censiti e quindi denunciati alla regione (non sono presenti informazioni riguardanti la Calabria, la Sicilia e la Campania). La regione che smaltisce la quantità maggiore di Eternit è il Piemonte, con oltre 39mila tonnellate (39,3 per cento). Per i siti d’interesse nazionale da bonificare dall’amianto il Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti ha presentato una richiesta di finanziamento di circa 360 milioni di euro per il Fondo sviluppo e coesione 2014/2020. La presenza di amianto in Italia rappresenta una delle priorità per il rischio sanitario-ambientale, basti pensare agli esiti per la salute (mesotelioma) che possono riscontrarsi a più di quarant’anni dall&#8217;esposizione a fibre di amianto. Dati i bassi costi di produzione e l&#8217;ampia disponibilità di questa materia prima, l&#8217;amianto è stato impiegato in innumerevoli applicazioni industriali e civili grazie alle sue proprietà intrinseche di resistenza al fuoco, isolamento e qualità insonorizzanti. Si stima che, dal dopoguerra fino al 1992 (data in cui l&#8217;amianto è stato bandito), l’Italia ha prodotto circa 4 milioni di tonnellate di amianto grezzo e ne ha importati circa 2 milioni di tonnellate. Con il D.M. 06/09/1994 (Normative e metodologie tecniche di applicazione dell&#8217;art. 6,comma 3, e dell&#8217;art. 12, comma 2, della legge 27 marzo 1992, n.257, relativa alla cessazione dell&#8217;impiego dell&#8217;amianto), si regolamentano e si individuano gli strumenti necessari ai rilevamenti e alle analisi del rivestimento degli edifici, alla pianificazione e alla programmazione delle attività di rimozione e di fissaggio, le procedure da seguire nei diversi processi lavorativi di rimozione e le metodologie tecniche per gli interventi di bonifica. Non è sempre detto che i manufatti in amianto siano pericolosi per la salute umana, pertanto se il materiale risulta in buone condizioni e non è stato manomesso è estremamente improbabile che esista un pericolo apprezzabile di rilascio di fibre di amianto. Invece se il materiale risulta danneggiato (come il cattivo stato di conservazione) si verifica un rilascio di fibre che risulta un rischio per la salute. Per una valutazione della esposizione da fibre, si dovrà intervenire preliminarmente attraverso il <strong>monitoraggio ambientale</strong> della zona interessata, e quindi misurare la concentrazione delle fibre di amianto aerodisperse, inoltre dovrà essere effettuata una <strong>ispezione visiva</strong> dell&#8217;installazione per valutare: a) il tipo e <strong>le condizioni dei material</strong>i, b) i <strong>fattori che possono determinare un futuro danneggiamento o degrado</strong>, c) i fattori che influenzano la diffusione di fibre e l&#8217;esposizione degli individui. Per i <strong>metodi di bonifica</strong> che posso essere applicati, si posso attuare: a) <strong>Rimozione dei materiali di amianto</strong>, b) <strong>Incapsulamento</strong>, c) <strong>Confinamento</strong>. Nella tabella I, vengono riportati in sintesi i risultati di uno studio della Regione Lazio &#8221; L&#8217;amianto nella Regione Lazio, i rischi per la salute, la mappatura dei materiali contenenti amianto, le bonifiche&#8221;, la quale ha realizzato un censimento delle coperture di amianto in tutta la regione.</p>
<table width="645">
<tbody>
<tr>
<td width="204"><strong>Zona</strong></td>
<td width="117"><strong>Superficie analizzata</strong><strong>[Kmq]</strong></td>
<td width="132"><strong>Coperture C-A</strong><strong>[mq]</strong></td>
<td width="90"><strong>Ton</strong><strong>MCA</strong></td>
<td width="102"><strong>Ton</strong><strong>MCA /</strong></p>
<p><strong>Kmq</strong></td>
</tr>
<tr>
<td width="204"><strong>Aprilia-Anzio [LT/RM]</strong></td>
<td width="117">200</td>
<td width="132">442.098</td>
<td width="90">6600</td>
<td width="102">33,0</td>
</tr>
<tr>
<td width="204"><strong>Frosinone [FR]</strong></td>
<td width="117">120</td>
<td width="132">354.861</td>
<td width="90">5250</td>
<td width="102">43.75</td>
</tr>
<tr>
<td width="204"><strong>Sora, Isola del Liri [FR]</strong></td>
<td width="117">25</td>
<td width="132">90.001</td>
<td width="90">1.350</td>
<td width="102">54,00</td>
</tr>
<tr>
<td width="204"><strong>Cisterna di Latina [LT]</strong></td>
<td width="117">25</td>
<td width="132">106.407</td>
<td width="90">1.596</td>
<td width="102">63,84</td>
</tr>
<tr>
<td width="204"><strong>Borgo Santa Maria; Borgo</strong><strong>Sabotino [LT]</strong></td>
<td width="117">50</td>
<td width="132">152.092</td>
<td width="90">2.281</td>
<td width="102">45,63</td>
</tr>
<tr>
<td width="204"><strong>Latina scalo [LT]</strong></td>
<td width="117">25</td>
<td width="132">97.706</td>
<td width="90">1.466</td>
<td width="102">58,62</td>
</tr>
<tr>
<td width="204"><strong>Sezze [LT]</strong></td>
<td width="117">25</td>
<td width="132">41.222</td>
<td width="90">618</td>
<td width="102">24,73</td>
</tr>
<tr>
<td width="204"><strong>Itri [LT]</strong></td>
<td width="117">25</td>
<td width="132">36.722</td>
<td width="90">551</td>
<td width="102">22,03</td>
</tr>
<tr>
<td width="204"><strong>Gaeta [LT]</strong></td>
<td width="117">25</td>
<td width="132">56.057</td>
<td width="90">841</td>
<td width="102">33,63</td>
</tr>
<tr>
<td width="204"><strong>Minturno [LT]</strong></td>
<td width="117">50</td>
<td width="132">71.079</td>
<td width="90">1.066</td>
<td width="102">21,32</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>&nbsp;</p>
<p>La Regione Lazio a partire dall’anno 2010 ha avviato un processo di semplificazione della notifica di informazioni attraverso il portale della Regione Lazio (www.laziosaluteesicurezza.it) e il portale del Centro Regionale Amianto (www.prevenzioneonline.net) dai quali è possibile effettuare la comunicazione prevista dalla legge.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>LATINA, ZERO-WASTE 2020</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Oct 2014 14:51:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Potenza]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Nell&#8217;immaginario collettivo, l&#8217;accezione negativa che accompagna la parola &#8220;rifiuto&#8221;, è limitante nei confronti delle opportunità che questi possono fornirci senza evocare immagini di degrado ed emergenza. Non va trascurato il fatto che i rifiuti rappresentano uno dei problemi ambientali di maggiore urgenza ed interesse e che possono portare a impatti significativi sia a livello locale che su scala nazionale, anche con situazioni di emergenza non poco trascurabili. Da molti anni oramai i rifiuti sono visti come una risorsa da sfruttare: la Comunità Europea ha tracciato la strada per ridurre i quantitativi di rifiuti che vengono conferiti in discarica (discarica Zero), senza tralasciare la possibilità di trasformarli in risorsa energetica. Secondo i dati di Nomisma Energia (2011) e tenendo conto del contenuto energetico dei rifiuti, vengono sprecati in discarica circa 3,7 milioni di Tonnellate Equivalenti di Petrolio (TEP), per un valore di circa 1,2 miliardi di euro; negli ultimi dieci anni la distruzione di ricchezza in discarica è stata pertanto di 11 miliardi di euro (0,7% del PIL). Non di secondaria importanza è capire l&#8217;impatto sul nostro territorio della gestione dei rifiuti e delle discariche, anche in funzione dello spazio che vanno ad occupare: il nostro territorio si presta poco a [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Nell&#8217;immaginario collettivo, l&#8217;accezione negativa che accompagna la parola &#8220;rifiuto&#8221;, è limitante nei confronti delle opportunità che questi possono fornirci senza evocare immagini di degrado ed emergenza. Non va trascurato il fatto che i rifiuti rappresentano uno dei problemi ambientali di maggiore urgenza ed interesse e che possono portare a impatti significativi sia a livello locale che su scala nazionale, anche con situazioni di emergenza non poco trascurabili. Da molti anni oramai i rifiuti sono visti come una risorsa da sfruttare: la <strong>C</strong><em>omunità</em> <strong>E</strong><em>uropea</em> ha tracciato la strada per ridurre i quantitativi di rifiuti che vengono conferiti in discarica (discarica Zero), senza tralasciare la possibilità di trasformarli in risorsa energetica. Secondo i dati di Nomisma Energia (2011) e tenendo conto del contenuto energetico dei rifiuti, vengono sprecati in discarica circa 3,7 milioni di <strong>T</strong><em>onnellate</em> <strong>E</strong><em>quivalenti</em> di <strong>P</strong><em>etrolio</em> (<strong>TEP</strong>), per un valore di circa 1,2 miliardi di euro; negli ultimi dieci anni la distruzione di ricchezza in discarica è stata pertanto di 11 miliardi di euro (0,7% del PIL). Non di secondaria importanza è capire l&#8217;impatto sul nostro territorio della gestione dei rifiuti e delle discariche, anche in funzione dello spazio che vanno ad occupare: il nostro territorio si presta poco a queste pratiche a causa delle dimensioni impiantistiche. Una delle soluzioni per la diminuzione dei conferimenti in discarica è implementare soluzioni tecnologiche e impiantistiche per il recupero energetico nonché per il riciclo delle diverse frazioni merceologiche dei materiali contenuti nei rifiuti; è quindi necessario adottare un <strong>S</strong><em>istema</em> <strong>I</strong><em>ntegrato</em> di <strong>G</strong><em>estione</em> (<strong>SIG)</strong> al fine di raggiungere l’obiettivo di minimizzare il ricorso alla discarica. Le <em>linee guida per la gestione dei rifiuti e la bonifica dei siti inquinati</em> arrivano dalla Comunità Europea attraverso la <strong>direttiva comunitaria 2008/98/CE</strong>. Al fine di promuovere il <strong>riciclaggio di alta qualità ò</strong>e Regioni sono tenute a stabilire i criteri con i quali i Comuni debbano provvedere ad attivare la raccolta differenziata in conformità all&#8217;articolo <em>205 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152</em>. Entro il 2015 la raccolta differenziata dovrà trovare attivazione almeno per <em>carta</em>, <em>metalli</em>, <em>plastica</em> e <em>vetro</em>, e ove possibile, per il <em>legno</em> senza dimenticare di adottare le misure necessarie per conseguire, entro l&#8217;anno 2020 la quota del 50% in peso di materiale differenziato. Un esempio di ottimizzazione della gestione dei rifiuti arriva dalla Regione Umbria, dove in pochi anni la produzione complessiva di rifiuti è diminuita di oltre 100.000 t/anno con un dato medio regionale del 50%, si è così ricavato che i quantitativi annuali di rifiuti raccolti attraverso la differenziata, per la prima volta, superassero il volume dei rifiuti indifferenziati. Il successivo adeguamento e potenziamento degli impianti di <strong>T</strong><em>rattamento</em> <strong>M</strong><em>eccanico</em>-<strong>B</strong><em>iologico</em> (<strong>TMB</strong>), con il recupero della frazione organica dei rifiuti, frazione secca del rifiuto non differenziato, saranno gli strumenti principali per il recupero di materia e del recupero energetico. Infatti le normative dell’Unione Europea hanno l&#8217;obiettivo della <strong>dismissione delle discariche</strong> e definiscono il <strong>graduale recupero di energia</strong> conferendo in discarica la sola materia residua dei processi, come le ceneri residue della termovalorizzazione (Bottom Ash). Promuovendo il recupero dei rifiuti attraverso azioni di riciclo e compostaggio in fasi successive alla raccolta differenziata, diminuendo così drasticamente l&#8217;utilizzo delle discariche evitando di depauperare territori, ecosistemi e salute. Purtroppo l&#8217;Italia si trova ancora in una fasi di inconsapevolezza rispetto ad altri Paesi Europei per quanto riguarda l&#8217;utilizzo dei <strong>C</strong><em>ombustibili </em><strong>S</strong><em>olidi</em> <strong>S</strong><em>econdari</em> (<strong>CSS)</strong>. Molti dei Paesi comunitari come <em>Germania, Svizzera, Olanda, Belgio, Svezia, Austria, Danimarca e Norvegia</em> sono <strong>paesi virtuosi</strong> in quanto conferiscono in discarica quantitativi di rifiuti non superiori al <strong>7%</strong>, a differenza dell&#8217;Italia che ha una media del <strong>30 &#8211; 50</strong>%, il ricorso ad impianti per il recupero energetico in Europa conta circa 450 impianti attivi ed è in aumento. Dal <em>Bollettino Ufficiale n.10 del 14-03-2012</em> della Regione Lazio si ricava la previsione della produzione di rifiuti per gli anni 2011-2017, l&#8217;applicazione di alcuni modelli previsionali sviluppati dalla Regione, ha portato alla costruzione di due grafici di seguito riportati. Nella Figura 1 sono riportati i quantitativi previsti nel Lazio a confronto con Roma e successivamente (Figura 2) i quantitativi previsti di Latina, Frosinone, Rieti e Viterbo. Il secondo istogramma evidenzia che la provincia di Latina ha una produzione annua di circa 3.000.000 t/anno, questo dato a confronto con gli altri comuni rende chiara la necessità di attivare un piano strategico e virtuoso per la diminuzione dei rifiuti.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-70" src="http://www.presentefuturo.org/wp-content/uploads/2014/10/tabelle-rifiuti-latina.png" alt="tabelle-rifiuti-latina" width="598" height="542" /></p>
<p style="text-align: justify;">La percentuale dei materiali differenziati si attesta oggi al 34.5%. Si evince dalla Figura 3 che l&#8217;andamento della raccolta differenziata è aumento nel periodo 2006-2008 per poi stabilizzarsi fino al 2013. Altro grafico interessante è proprio il confronto tra i quantitativi differenziati e indifferenziati (Figura 4), purtroppo non si hanno dati aggiornati al 2014 per confrontare i dati e avere uno scenario completo. Sicuramente il quantitativo di materiale indifferenziato è ancora la frazione maggiore di rifiuto prodotto.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-72" src="http://www.presentefuturo.org/wp-content/uploads/2014/10/rifiuti-tabelle-latina.png" alt="rifiuti-tabelle-latina" width="508" height="587" /></p>
<p style="text-align: justify;">La pratica del conferimento in discarica dei rifiuti solidi urbani non differenziati non è più sostenibile. Si dovrà strutturare un piano operativo e strategico a lungo termine che renderà la Città e la Provincia libere dal &#8220;peso&#8221; dei rifiuti. Sfruttare la seconda vita dei rifiuti attraverso trasformazioni e trattamenti potrà solo portare benefici economici al territorio garantendo il suo sviluppo per le generazioni presenti e future. Certo è che il cambiamento non arriverà da un giorno all&#8217;altro ma potrà avvenire solo attraverso la somma di iniziative che porteranno a risultati che si propagheranno su tutto il territorio, raggiungendo il virtuosismo che ancora manca.</p>
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		<title>L&#8217;OPPORTUNITÀ E LA RIVALUTAZIONE DEI SITI DISMESSI</title>
		<link>http://www.presentefuturo.org/lopportunita-e-la-rivalutazione-dei-siti-dismessi/</link>
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		<pubDate>Mon, 13 Oct 2014 14:48:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabio Potenza]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Le aree dismesse da insediamenti industriali rappresentano, all&#8217;interno del contesto urbano, un frattura che riporta una discontinuità territoriale ponendo in alcuni casi anche il problema della salvaguardia ambientale ma anche della prevenzione verso la salute. La Provincia di Latina ha identificato al 2011 circa 33 siti dismessi sul territorio. La mappatura rivela le caratteristiche dei siti produttivi, lo stato conservazione, la presenza di materiali inquinanti, l&#8217;accessibilità, i possibili stati di riutilizzo. L&#8217;attivazione di misure volte ad incentivare il recupero delle aree dismesse, che oramai anche a seguito della crisi-economica vanno ad aumentare e a sommarsi con quelle oramai storicamente presenti, possono favorire su area vasta lo sfruttamento di aree verdi e nuove porzioni di suolo che non erano più viste come una risorsa. In alcuni casi la bonifica e la rivalutazione di siti dismessi non è proprio di facile attuazione, anche se presente una norma ben precisa può accadere che i responsabile della contaminazione (sempre se essa è stata accertata) può non esistere più e quindi la Pubblica Amministrazione (PA) si dovrà attivare per risolvere il problema secondo l&#8217;art. 250 del D.Lgs. 152/06. Gli interventi di riqualificazione e bonifica non sono mai semplici e veloci, ma sono in funzione delle [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Le aree dismesse da insediamenti industriali rappresentano, all&#8217;interno del contesto urbano, un frattura che riporta una discontinuità territoriale ponendo in alcuni casi anche il problema della salvaguardia ambientale ma anche della prevenzione verso la salute. La Provincia di Latina ha identificato al 2011 circa 33 siti dismessi sul territorio. La mappatura rivela le caratteristiche dei siti produttivi, lo stato conservazione, la presenza di materiali inquinanti, l&#8217;accessibilità, i possibili stati di riutilizzo.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;attivazione di misure volte ad incentivare il recupero delle aree dismesse, che oramai anche a seguito della crisi-economica vanno ad aumentare e a sommarsi con quelle oramai storicamente presenti, possono favorire su area vasta lo sfruttamento di aree verdi e nuove porzioni di suolo che non erano più viste come una risorsa. In alcuni casi la bonifica e la rivalutazione di siti dismessi non è proprio di facile attuazione, anche se presente una norma ben precisa può accadere che i responsabile della contaminazione (sempre se essa è stata accertata) può non esistere più e quindi la <strong>P</strong><em>ubblica</em> <strong>A</strong><em>mministrazione </em>(<strong>PA</strong>) si dovrà attivare per risolvere il problema secondo l&#8217;art. 250 del D.Lgs. 152/06. Gli interventi di riqualificazione e bonifica non sono mai semplici e veloci, ma sono in funzione delle variabili che si possono trovare, con valutazioni e varianti possibili in corso d&#8217;opera. Molto spesso la PA non ha le risorse economiche per la fase di bonifica e riqualificazione, deve essere quindi possibile, e di fondamentale importanza, una concertazione tra pubblico e privato, i quali, creando interessi reciproci, possano programmare gli interventi per la riqualificazione urbanistica attraverso &#8220;accordi quadro&#8221;. La garanzia di riuscita per un intervento di bonifica e di riqualificazione deve essere garantita attraverso procedure semplici e flessibili ed attraverso un approccio integrato, considerando la fase di rivalutazione e recupero urbanistico dell&#8217;area. Grazie al D.Lgs. n. 152/2006<strong>, </strong>in Italia esiste una normativa specifica che disciplina gli interventi di bonifica che associata al <em>regolamento recante la disciplinata dell&#8217;autorizzazione delle terre e rocce da scavo</em> (D.M. n. 161/2012), rappresentano gli strumenti principali per gli interventi relativi. Si ricorda che per Siti Contaminati si fa riferimento a quelle aree e zone in cui ci sono o ci sono state attività umane, che hanno causato criticità antropiche e di cui è stata accertata un&#8217;alterazione puntuale delle caratteristiche della falda o del suolo, da parte di almeno un agente inquinante. Il D.Lgs. n. 152/2006, Titolo V, Parte IV<strong>, </strong>identifica come &#8220;<em>potenzialmente contaminati</em>&#8221; quei siti in cui i valori di concentrazione delle sostanze inquinanti nel suolo, nel sottosuolo o nelle acque è superiore ai valori di <em><strong>C</strong>oncentrazione <strong>S</strong>oglia di <strong>C</strong>ontaminazione</em> (<strong>CSC</strong>); mentre per i siti &#8220;contaminati&#8221; si considera il superamento delle <em><strong>C</strong>oncentrazioni <strong>S</strong>oglia di <strong>Ri</strong>schi (</em><strong>CSR</strong>) determinate attraverso l&#8217;analisi di rischio sito-specifica. Secondo la procedura ordinaria prevista dall&#8217;art.242 del suddetto decreto, l&#8217;indicatore <strong>CSR</strong> fornisce il numero e la superficie dei siti che seguono, o hanno seguito, un iter di bonifica. Mentre quanto previsto dall’art. 249 si applicano le procedure semplificate per i siti di ridotte dimensioni.</p>
<p style="text-align: justify;">In Italia i siti &#8220;potenzialmente inquinati&#8221; sono oltre <strong>15000</strong>, &#8220;contaminati&#8221; oltre <strong>4.000</strong> e già bonificati circa <strong>3.000, </strong>in Figura 1 si riportano i dati che fanno riferimento ai siti &#8220;contaminati&#8221; nel Lazio, mentre nella <em>Figure 2</em> si riporta il censimento 2012 dei siti contaminati della Provincia di Latina.</p>
<p style="text-align: justify;"> <img class="aligncenter wp-image-62 " src="http://www.presentefuturo.org/wp-content/uploads/2014/10/siti-contaminati-lazio.png" alt="siti-contaminati-lazio" width="700" height="196" /></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter  wp-image-63" src="http://www.presentefuturo.org/wp-content/uploads/2014/10/siti-contaminati-latina.png" alt="siti-contaminati-latina" width="700" height="329" /></p>
<p style="text-align: justify;">Si consideri altresì che i <strong>S</strong>iti d&#8217;<strong>I</strong>nteresse <strong>N</strong>azionale (<strong>SIN</strong>), che fanno riferimento a quelle zone di area vasta, sono 57 e sono pari al 3% del territorio nazionale italiano. Queste aree sono definite in relazione alle caratteristiche del sito, alla quantità e pericolosità degli inquinanti presenti, all’impatto sull&#8217;ambiente, in termini di rischio sanitario ed ecologico, e di pregiudizio per i beni culturali ed ambientali. Il settore della riqualificazione di aree dismesse pone tre ordini di problemi:<strong> <em>1</em></strong><em>.</em>l&#8217;articolazione di piani territoriali attraverso politiche di prevenzione e regole fondamentali determinate da <strong>V</strong><em>alutazione</em> <strong>A</strong><em>mbientale</em> <strong>S</strong><em>trategica </em>(<strong>VAS</strong>) e <strong>V</strong><em>alutazione</em> d&#8217;<strong><em>I</em></strong><em>mpatto </em><strong>A</strong><em>mbientale (VIA) <strong>2</strong>.</em> lo sviluppo di azioni virtuose e attive per gli interventi di recupero; <strong><em>3</em></strong>. disporre di una visione integrata di rivalutazione dell&#8217;area con piano di reindustrializzazione e riqualificazione con una vision sia economica che tecnica, quantificando il reale e principale elemento di criticità salvaguardando l&#8217;ambiente e la salute.</p>
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