<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>PresenteFuturo.org &#187; Cinema</title>
	<atom:link href="http://www.presentefuturo.org/tag/cinema/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.presentefuturo.org</link>
	<description>Associazione culturale per la valorizzazione del territorio</description>
	<lastBuildDate>Mon, 01 Jun 2026 16:21:48 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
		<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
		<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=4.0.38</generator>
	<item>
		<title>CINEMA E TERRITORIO PONTINO, TRA PASSATO, PRESENTE E FUTURO</title>
		<link>http://www.presentefuturo.org/cinema-e-territorio-pontino-tra-passato-presente-e-futuro/</link>
		<comments>http://www.presentefuturo.org/cinema-e-territorio-pontino-tra-passato-presente-e-futuro/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 13 Oct 2014 15:09:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Berardi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.presentefuturo.org/?p=100</guid>
		<description><![CDATA[Anni fa era andata in onda in televisione una fiction, Questa è la mia terra, per raccontare, pur usando toni da soap-opera piuttosto che tentare una seria storicizzazione, il lavoro duro e difficile dei coloni per bonificare il territorio dell&#8217; Agro pontino. In una di quelle puntate c&#8217;era una scena in cui la soave Silvana, figlia di un colono, prostituta nei bordelli romani, professione mantenuta in vita sotto le mentite spoglie di attrice, annuncia di dover rientrare immediatamente a Roma per partecipare al provino per il film Sole, primo lungometraggio realizzato nell&#8217;agro e sull&#8217;agro, che il regista Alessandro Blasetti si apprestava a girare. La storica bugia era raccontata solo per celare alla sua famiglia di coloni ferraresi, che lavoravano alla bonifica, la sua vera attività nel mercato. Girato proprio in contemporanea ai lavori della bonifica il film di Blasetti è uno dei primi film realisti della storia del cinema italiano, lo stoico movimento culturale cinematografico del neorealismo sarà storia di poi. Sole è un film ormai introvabile, pare che la Cineteca Italiana conservi solo il primo tempo ed in pessime condizioni. Il film, realizzato nel 1929, è, insieme al libretto di Corrado Alvaro, una delle prime cronache sull&#8217;agro pontino in [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Anni fa era andata in onda in televisione una fiction, <strong><em>Questa è la mia terra</em></strong>, per raccontare, pur usando toni da soap-opera piuttosto che tentare una seria storicizzazione, il lavoro duro e difficile dei coloni per bonificare il territorio dell&#8217; Agro pontino. In una di quelle puntate c&#8217;era una scena in cui la soave Silvana, figlia di un colono, prostituta nei bordelli romani, professione mantenuta in vita sotto le mentite spoglie di attrice, annuncia di dover rientrare immediatamente a Roma per partecipare al provino per il film <strong><em>Sole</em></strong>, primo lungometraggio realizzato nell&#8217;agro e sull&#8217;agro, che il regista <strong>Alessandro Blasetti </strong>si apprestava a girare. La storica bugia era raccontata solo per celare alla sua famiglia di coloni ferraresi, che lavoravano alla bonifica, la sua vera attività nel mercato.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-102" src="http://www.presentefuturo.org/wp-content/uploads/2014/10/questa-la-mia-terra-film.jpg" alt="questa-la-mia-terra-film" width="200" height="280" />Girato proprio in contemporanea ai lavori della bonifica il film di Blasetti è uno dei primi film realisti della storia del cinema italiano, lo stoico movimento culturale cinematografico del neorealismo sarà storia di poi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Sole </em></strong>è un film ormai introvabile, pare che la Cineteca Italiana conservi solo il primo tempo ed in pessime condizioni. Il film, realizzato nel 1929, è, insieme al libretto di <strong>Corrado Alvaro</strong>, una delle prime cronache sull&#8217;agro pontino in via di bonifica, insieme all&#8217;agro romano. E fu un film molto amato dalla critica cinematografica, purtroppo come già detto al capoverso, del film ne è rimasto solo un frammento, duecentosessanta metri di pellicola, con i titoli di testa e poche inquadrature iniziali. La prima didascalia che scorre tra le immagini è eloquente, dice:   “<em>palude, terra ove il sole si specchia nel fango, campo dell&#8217;eterno conflitto fra civiltà e regresso</em>”. <strong><em>Sole</em></strong>, nelle intenzioni del regista, voleva documentare quella che era stata la dura lotta, in definitiva, tra gli abitanti della palude ed i bonificatori mandati dal regime, poiché il loro intervento prevedeva lo sfratto degli abitanti le zone paludose. Il film, nel periodo, ebbe una una risonanza anche internazionale per l&#8217;abilità del regista nel condurre in porto una operazione, dati i tempi della cronaca, completamente immune dai proclami tipici del regime. Alessandro Blasetti, a differenza di molti altri, era un regista colto, indipendente, originale e non fu mai, proprio come Corrado Alvaro, un rappresentante della cultura fascista più rozza ed incolta.</p>
<p style="text-align: justify;">A <strong>Benito Mussolini </strong>comunque il film piacque molto, ripudiò invece in maniera decisa <strong><em>Camice nere </em></strong>di <strong>Gioacchino Forzano</strong>, secondo film girato nell&#8217;agro pontino. Il lieto fine scelto da Blasetti, autore già manifestamente pacificatore, certamente fece da tramite per l&#8217;apprezzamento pubblico che il Duce manifestò per la pellicola. Proprio quella riuscita mediazione tra la necessità di bonificare la zona malsana rispettando al contempo la gente del posto colpi non poco il dittatore. Infatti dopo lotte più o meno intestine e più o meno feroci, la bonifica si compie e gli abitanti della palude, insieme ai coloni giunti dal nord, si trasformarono in agricoltori. Retorica di regime? Forse. Ma la storia spiega che anche <strong>Leonardo </strong>abbandonava speso tele e fogli di studio per pensare intensamente a come, un giorno, poter bonificare le paludi pontine e quando, secoli dopo, la cosa era diventata una realtà tangibile non poteva non entusiasmare un artista del cinema italiano come Alessandro Blasetti ed uno scrittore come Corrado Alvaro.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.presentefuturo.org/cinema-e-territorio-pontino-tra-passato-presente-e-futuro/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>CIELO SULLA PALUDE di Augusto Genina</title>
		<link>http://www.presentefuturo.org/cielo-sulla-palude-di-augusto-genina/</link>
		<comments>http://www.presentefuturo.org/cielo-sulla-palude-di-augusto-genina/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 12 Oct 2014 15:16:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Berardi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.presentefuturo.org/?p=109</guid>
		<description><![CDATA[“Ma davvero Maria Goretti viveva da queste parti? &#8230;” domandava la candida Silvana Corradi, figlia di un colono giunto nell&#8217;agro pontino da Ferrara e che, con la sua famiglia, rappresentava l&#8217;anima della fiction Questa è la mia terra, andata in onda qualche anno fa. L&#8217;eco del terribile delitto di Le Ferriere riecheggiava fino nella storia romanzata, proprio tra i lavoratori che bonificavano l&#8217;agro, probabilmente (questo lo avevamo pensato nei giorni immediati della messa in onda della fiction ed oggi lo ripetiamo esclusivamente per una decisa conferma) una abile furbata degli sceneggiatori per dare una valenza piuttosto storica, laddove assolutamente non c&#8217;era, al racconto televisivo. Però inconsapevolmente quella fiction aveva offerto l&#8217;occasione per parlare di un film, oggi sicuramente da recuperare, girato nelle zone pontine nel 1947 dal regista Augusto Genina. Il titolo del film è Cielo sulla palude, ci racconta la storia di Maria Goretti, diventata poi il santo patrono del capoluogo bonificato.   Perché Cielo sulla palude è un film da recuperare, soprattutto da parte della generazione più giovane? Perché al di là del ripugnante massacro della ragazza, il film ci dà un quadro spietato e scandito, quasi una geografia fisica, ed anche di vita morale, del territorio. Sostenuta da [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">“<em>Ma davvero <strong>Maria Goretti </strong>viveva da queste parti? &#8230;</em>” domandava la candida Silvana Corradi, figlia di un colono giunto nell&#8217;agro pontino da Ferrara e che, con la sua famiglia, rappresentava l&#8217;anima della fiction <strong><em>Questa è la mia terra</em></strong>, andata in onda qualche anno fa. L&#8217;eco del terribile delitto di Le Ferriere riecheggiava fino nella storia romanzata, proprio tra i lavoratori che bonificavano l&#8217;agro, probabilmente (questo lo avevamo pensato nei giorni immediati della messa in onda della fiction ed oggi lo ripetiamo esclusivamente per una decisa conferma) una abile furbata degli sceneggiatori per dare una valenza piuttosto storica, laddove assolutamente non c&#8217;era, al racconto televisivo. Però inconsapevolmente quella fiction aveva offerto l&#8217;occasione per parlare di un film, oggi sicuramente da recuperare, girato nelle zone pontine nel 1947 dal regista <strong>Augusto Genina</strong>. Il titolo del film è <strong><em>Cielo sulla palude</em></strong>, ci racconta la storia di Maria Goretti, diventata poi il santo patrono del capoluogo bonificato.   Perché <strong><em>Cielo sulla palude </em></strong>è un film da recuperare, soprattutto da parte della generazione più giovane? Perché al di là del ripugnante massacro della ragazza, il film ci dà un quadro spietato e scandito, quasi una geografia fisica, ed anche di vita morale, del territorio. Sostenuta da un direttore della fotografia, <strong>G.R. Aldo</strong>, che sarà in seguito uno dei collaboratori più preziosi di <strong>Luchino Visconti </strong>per la bellissima luce del suo cinema, la beltà del film è proprio nel descrivere la palude con i suoi alberi contorti, con la pioggia che accompagna copiosamente le giornate dei braccianti, i bufali che guadano le acque stagnanti, le capanne, in cui abitano nella più nera miseria la gente che si stabiliva in palude, e poi con decisione la descrizione del loro lavoro, umile, silenzioso, faticoso, spesso degradante, ed anche la pura religiosità, nella quale trovava largo spazio la speranza di un riscatto, proprio per sopportarne le sofferenze terrene. Maria, quindi, come tutti gli altri bambini, seguiva il catechismo, faceva la prima comunione, viveva di azioni generiche il suo quotidiano, anche la vita di <strong>Alessandro Serenelli</strong>, che sarà poi il suo assassino, si nutriva assolutamente di queste ovvietà.</p>
<p style="text-align: justify;">“<strong><em>Augusto Genina</em></strong><em>, con il suo film, ha voluto narrare alcuni momenti della vita di Maria Goretti, ha voluto sottoluineare il gesto di perdono della ragazza ormai in fin di vita, verso il suo assassino. Nella storia e nella vita di questa ragazza il regista ha voluto e saputo cogliere il tempo e la realtà storica e culturale. Infatti, anche se i critici non lo fecero rientrare tra le opere neorealiste, per me <strong>Cielo sulla palude </strong>rimane un film di forte presa neorealista, cattolico certo, ma sicuramente anche neorealista&#8230; </em>Cosi ci aveva risposto il regista <strong>Antonio Racioppi </strong>da Lavinio, che di <strong>Augusto Genina</strong>, e del film <strong><em>Cielo sulla palude</em></strong>, era stato l&#8217;aiuto regista.</p>
<p style="text-align: justify;">                                                                                                                             <strong>             </strong></p>
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.presentefuturo.org/cielo-sulla-palude-di-augusto-genina/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>CINEMA ITALIANO E TERRITORIO PONTINO TRA PASSATO, PRESENTE E FUTURO</title>
		<link>http://www.presentefuturo.org/cinema-italiano-e-territorio-pontino-tra-passato-presente-e-futuro/</link>
		<comments>http://www.presentefuturo.org/cinema-italiano-e-territorio-pontino-tra-passato-presente-e-futuro/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 12 Oct 2014 15:12:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Berardi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Fascismo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.presentefuturo.org/?p=104</guid>
		<description><![CDATA[Ricordando ancora la fiction Questa è la mia terra forse una cosa buona, tra le righe, l&#8217;ha ricordata e sottolineata anche, nonostante i suoi motivi primari di trasmissione, assolutamente ludici ed anche un po&#8217; pruriginosi e di valori patinati. Ha presentato i luoghi dei lavori della bonifica per quello che effettivamente erano: luoghi della corruzione e della esasperazione civile. Ben altra intenzione avevano invece, in epoca deputata, film quali Camicia nera di Gioacchino Forzano e Scipione l&#8217;africano di Carmine Gallone, che nonostante i loro indiscussi valori, estetici e di prima documentazione, denunciavano i propri limiti attraverso il cieco e doveroso consenso al regime fascista. Certo il regista Gioacchino Forzano si rivelò una vera e propria propaganda del regime, il suo Camicia nera, secondo film girato in terra pontina nel 1933, lo realizzò proprio per decantare apertamente il decennale della marcia su Roma. Incentrò il film sulle paludi pontine solo perché queste una volta bonificate, rappresentavano l&#8217;ascesa della nazione ed infatti il film di Forzano accompagnò la parte finale della bonifica e l&#8217;inaugurazione della città chiamata, a suo tempo, Littoria. Nel film si trova inserito, ed in forma assolutamente integrale, anche il discorso che il duce dedicò alla città inaugurata e, [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Ricordando ancora la fiction <strong><em>Questa è la mia terra </em></strong>forse una cosa buona, tra le righe, l&#8217;ha ricordata e sottolineata anche, nonostante i suoi motivi primari di trasmissione, assolutamente ludici ed anche un po&#8217; pruriginosi e di valori patinati. Ha presentato i luoghi dei lavori della bonifica per quello che effettivamente erano: luoghi della corruzione e della esasperazione civile. Ben altra intenzione avevano invece, in epoca deputata, film quali <strong><em>Camicia nera </em></strong>di <strong>Gioacchino Forzano </strong>e <strong><em>Scipione l&#8217;africano </em></strong>di <strong>Carmine Gallone</strong>, che nonostante i loro indiscussi valori, estetici e di prima documentazione, denunciavano i propri limiti attraverso il cieco e doveroso consenso al regime fascista. Certo il regista Gioacchino Forzano si rivelò una vera e propria propaganda del regime, il suo <strong><em>Camicia nera</em></strong>, secondo film girato in terra pontina nel 1933, lo realizzò proprio per decantare apertamente il decennale della marcia su Roma. Incentrò il film sulle paludi pontine solo perché queste una volta bonificate, rappresentavano l&#8217;ascesa della nazione ed infatti il film di Forzano accompagnò la parte finale della bonifica e l&#8217;inaugurazione della città chiamata, a suo tempo, Littoria. Nel film si trova inserito, ed in forma assolutamente integrale, anche il discorso che il duce dedicò alla città inaugurata e, non contento, in un ulteriore documento all&#8217;interno del film, il regista fa passare in rassegna le altre opere costruite dal regime ed i viaggi di lavoro di Mussolini stesso nella palude redenta, a dare giù proprio di pala e piccone.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em><img class="alignleft wp-image-106 size-medium" src="http://www.presentefuturo.org/wp-content/uploads/2014/10/scipione-africano-207x300.jpg" alt="scipione-africano" width="207" height="300" />Scipione l&#8217;africano </em></strong>invece, girato nella quasi totalità a Sabaudia nel 1937, ricorreva alla storia, alla conquista dell&#8217;Etiopia esattamente, per alludere al fascismo trionfante. Il regista Carmine Gallone, realizzò proprio un film di chiare e dichiarate ambizioni propagandistiche, dove insistevano non soltanto l&#8217;esaltazione del sentimento nazionale, ma anche l&#8217;esaltazione della conquista di un impero, con la soggezione infine di un popolo inferiore. Non manca poi in <strong><em>Scipione l&#8217;africano </em></strong>un altra caratterizzazione, ed in questa l&#8217;ideologia trasmessa diviene chiaramente di natura fascista, il principio fondamentale di una dittatura, quello della assoluta supremazia del capo. <strong><em>Scipione l&#8217;africano </em></strong>diventa la trasposizione sullo schermo della immagine mussoliniana, l&#8217;individuo eccezionale chiamato a diventare la guida ardita del suo popolo. Artisticamente invece l&#8217;intenzione della industria del cinema, lo stabilimento di Cinecittà a Roma, era stato appena inaugurato, era quella di eguagliare le imprese cinematografiche americane. Il popolo di Sabaudia ricorda ancora il grande campo di battaglia che era diventato, tra le esasperazioni generali. All&#8217;inizio delle riprese il set era un ginepraio di gerarchi, e tutti a sentirsi un po&#8217; Scipione. Infatti, dopo <strong><em>Scipione l&#8217;africano</em></strong>, e per un certo tempo, la stampa nazionale cominciò, un po&#8217; seriamente ed un po&#8217; anche per giocare sulla spropositata ambizione del cinema e del regime, con la verità poi, piuttosto, di canzonare il regista, a definire appunto Carmine Gallone sempre più come il   <strong>Cecil B. De Mille </strong>italiano. Cecil B. De Mille, il grande regista americano dei kolossal d&#8217;oltre oceano, autore di, tra gli altri, del primissimo <strong><em>Cleopatra</em></strong>, di   <strong><em>I dieci comandamenti</em></strong>, di <strong><em>Sansone e Dalila</em></strong>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.presentefuturo.org/cinema-italiano-e-territorio-pontino-tra-passato-presente-e-futuro/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
