QUEL GIORNO A FONDI CON PIETRO INGRAO, CARLO LIZZANI E ETTORE SCOLA: UNA GRANDE PAGINA DI STORIA E DIGNITA’
di Giovanni Berardi
La sera dell’11 agosto 2025 alla Scalinata della pace di Lenola la fila era enorme. Si ricordava un suo illustre concittadino, l’onorevole Pietro Ingrao, ma non per i suoi trascorsi politici, tutti benché importantissimi, ma per un suo amore autentico, quello per il cinema. Una passione condivisa negli anni della sua gioventù con gli amici di Fondi, il regista Giuseppe De Santis, il poeta Libero De Libero e il pittore Domenico Purificato. Diceva Pietro Ingrao, già in quegli anni giovanili, di volere la luna e per questo intitolò il suo libro autobiografico, appunto, “Volevo la luna”. Ma Pietro Ingrao invece era assolutamente una persona dall’indole pacifica e con i piedi bene piantati in terra. Pietro Ingrao da Lenola dunque, ha condiviso sino alla fine la sua forte passione per il cinema con l’altra sua grande passione, la politica. La politica che, in definitiva, lo ha portato a calcare i prosceni più autorevoli delle Istituzioni sino ad eleggerlo Presidente della Camera dei deputati nel periodo forse più oscuro della storia italiana, quella legata agli anni di piombo, all’escalation del terrorismo ed agli affari tra mafia e politica. E il ricordo del cronista oggi corre a Fondi, il giorno in cui Pietro Ingrao, al cospetto dei registi Carlo Lizzani ed Ettore Scola, si era soffermato sulla parabola più autentica della sua avventurosa vita, quella legata al cinema, assolutamente il suo primo amore. Fu una giornata di grande civiltà, una lezione di grandi speranze, un seminario forse mai più ripetuto in terra pontina.
Quel giorno a Fondi si stavano celebrando i dieci anni di attività dell’associazione culturale “Giuseppe De Santis” e il suo tema era davvero preponderante: “Tra due secoli: da Chaplin ad Obama. Conversazione con Pietro Ingrao”. Ed infatti a Fondi abbiamo assistito proprio ad una autentica lezione di storia e di dignità. Con le parole semplici di un grande uomo politico, Pietro Ingrao, e nel segno del cinema e nella genialità dell’arte di Charlie Chaplin, che sempre presenziava immenso, e con i ricordi e con l’incalzare di stature autentiche del cinema italiano, Carlo Lizzani ed Ettore Scola. Il pubblico, com’era fin troppo prevedibile ha risposto in maniera degna e numeroso. Una autentica osanna popolare. Nel segno di Pietro Ingrao non si è avvertita, non poteva, la retorica delle istituzioni, la banalità della messa in scena politica. “Tutte le volte che penso a Peppe De Santis” diceva Pietro Ingrao “penso al cinema diventato interprete delle lotte contadine, delle lotte del popolo sfruttato, delle lotte degli operai, penso a questi sentimenti, che apparentemente sembravano non appartenere per niente alla cultura cinematografica ed invece, con la via del cinema, si sono tramutati in un movimento culturale diventato quello del neorealismo”. Ricordava Carlo Lizzani come Pietro Ingrao sia rimasto sempre “quello che ama Chaplin” e al diretto interessato: “ti sei espresso solo con un altro linguaggio, caro Pietro, per questo sei stato sempre molto vicino alla gente”. Struggente ancora, Pietro Ingrao, quando domandava a Lizzani e a Scola, lui che invece era lì per rispondere ai loro quesiti, ai loro dubbi, anche ai dubbi contemporanei del pubblico che lo ascoltava: “… come aveva trovato a Fondi, che restava un paese di forte tradizione contadina e d forte tradizione mercantile un radicamento culturale così forte, una aggregazione culturale così ampia”. Ingrao si guardava in giro, un attimo di silenzio, nel suo tempo, sul palco, ha dedicato anche ampi spazi al silenzio, proprio in cerca delle parole del cuore: “si crea a Fondi questo nucleo di intellettuali, radicati fortemente nella storia fondana, per poi diventare manifesto culturale per il sud italiano, ma anche per l’intera sinistra italiana”. E a Lizzani e Scola non restava altro che enunciare i nomi di tali forti personalità culturali fondane: Domenico Purificato, Libero De Libero, Dante Di Serra, Giovanni Addessi. Leopoldo Savona ed anche lo stesso Pietro Ingrao, che dalla vicinissima Lenola
veniva spesso a Fondi per unirsi alla comitiva di Giuseppe. Forse in questa scia di nomi elencati, Lizzani e Scola, testimoniavano tutto il loro imbarazzo, quasi la loro impotenza, nei confronti di questa umiltà. Si leggeva tutta negli occhi di Pietro Ingrao questa gratitudine di appartenere a questa gloriosa “associazione culturale dedicata all’amico Peppe”, di esserne addirittura parte integrante. Ricorda Pietro Ingrao: “Peppe, con il suo cinema, si è proprio esposto. Fare quello che ha fatto Peppe, nell’Italia degli anni cinquanta non era facile, significava mettersi davvero nei guai. Era il periodo in cui anche gli intellettuali che non si erano mai nascosti, di fronte ai problemi delle masse contadine ed operaie, tacevano. Peppe no, lui non stava mai fermo…” Lizzani ricorda come con il film “Riso amaro” De Santis, ma anche lo stesso Lizzani e Gianni Puccini, ebbero la nomination all’oscar per il soggetto originale del film. Peppe era molto felice di partecipare da protagonista alla mitica notte degli oscar, ma il consolato americano, visto i suoi trascorsi nel partito comunista italiano, e nonostante l’invito ufficiale dell’accademia americana delle scienze e delle arti, non gli rilasciò il visto d‘entrata per gli Stati Uniti. Altri episodi, altri aneddoti, sono andati avanti nel ricordo di De Santis, e di Pietro Ingrao è venuta fuori tutta la sua umanità politica, a novantaquattro anni è sempre animato dallo sdegno contro le ingiustizie e le prepotenze, sempre dentro le lotte del popolo oppresso, ed infatti, Ettore Scola a questo proposito ha sentito la necessità di inserirsi ed ha ricordato come il politico Ingrao era quello sempre più vicino ai drammi della povera gente, era il politico che, davvero, chiamavi semplicemente Pietro. Ed infatti Pietro Ingrao ha chiuso il suo incontro di Fondi con un invito, nobilissimo, rivolto proprio in primo luogo all’associazione: “…parlate con la vostra associazione che porta il nome glorioso di Peppe delle cose di Fondi e della vostra regione, ma pensate anche in un senso più allargato, ad esempio pensate a quanto sud d’Italia c’è ancora in quello sconfinato continente che è l’Africa, dove ci sono ancora condizioni di lavoro e di oppressione davvero tragiche e disumane. Propongo ancora, e certo, una riflessione sul sud d’Italia, ma allargata, allargata anche al sud del mondo …”. Davvero opportuna era sembrata questa richiesta, in quel momento, cioè in quell’Aprile del 2008, in cui il dibattito sull’Africa in pace sembrava completamente sparito dai temi di discussione mondiale. Oggi invece, in questa estate 2025, sono prepotentemente tornati alla storia in una cronaca, in verità, vecchia di decenni e decenni: tutti sappiamo e vediamo, purtroppo, quello che è successo e succede quotidianamente all’interno dei confini del Medio Oriente.
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